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27-03-2020
03:15 - 04:39

Tutte le storie di Piera

Il film ripercorre la vita e la carriera di Piera Degli Esposti, una delle attrici piu' versatili del panorama italiano, attraverso 10 testimoni eccellenti: Marco Bellocchio, Paolo Sorrentino, Nanni Moretti, Giuseppe Tornatore, Lina Wertmuller, Laura Delli Colli, Dacia Maraini, Riccardo Milani, Paolo e Vittorio Taviani (ITA 2013) Piera Degli Esposti è una delle attrici più versatili del panorama italiano, fra le poche capaci di passare dal teatro alla televisione al cinema (anche come sceneggiatrice) lasciando il segno con ogni sua interpretazione. Il documentario di Peter Marcias ripercorre la vita e la carriera di Degli Esposti attraverso home movie e foto di scena, sequenze tratte dai film interpretati dall'attrice, provini, backstage, e soprattutto numerose interviste sia a Piera in voce fuori campo che a dieci testimoni eccellenti del suo talento: Marco Bellocchio, Laura Delli Colli, Dacia Maraini, Riccardo Milani, Paolo Sorrentino, Paolo e Vittorio Taviani, Giuseppe Tornatore, Lina Wertmüller e Nanni Moretti. È proprio Moretti a dare di lei la descrizione più efficace: "Una ragazza speciale e un'attrice di talento vero". Tutte le storie di Piera racconta infatti una donna con l'entusiasmo e l'ingenuità di un'eterna ragazza, che pensa a se stessa "come a una bimba" animata dalla inesauribile "voglia di apprendere". E proprio nelle parole degli intervistati il documentario trova l'ispirazione per la sua duplice forma filmica: in primis quella di contenitore rigoroso poiché, come dice Bellocchio, "Piera va contenuta in uno spazio nel quale darle un'ampia libertà". Così, dalla griglia ordinata di testimonianze e reperti che si susseguono in un delicato crescendo, Degli Esposti emerge in tutta la sua esplosiva comunicatività, rendendo evidente, come dice Sorrentino, che "appartiene alla categoria degli inarrivabili". La seconda forma filmica è quella evocativa: il dono di Piera Degli Esposti è la capacità di "rimando ad altro" tipica della poesia, che si esprime attraverso le parole dell'attrice, capace di lavorare "come un artigiano" su ogni singolo vocabolo (ma anche su ogni espressione, sullo sguardo fiero e indifeso, sul sorriso devastante, sulla voce a tratti esitante e infantile e poi improvvisamente graffiante o tonante, sulla precisa gestualità forgiata in palcoscenico) con l'intenzione di evocare ancor più che di esprimere. E che si manifesta anche nella capacità di Piera di ispirare a chi la racconta parole poetiche e suscitare in loro emozioni visibili: basta guardare il modo in cui Tornatore e Wertmüller si illuminano parlando di lei, o il sorriso carico di affetto che strappa Moretti alla sua consueta espressione imbronciata. Marcias lascia che quell'emozione scorra, incanalandola in un format solo apparentemente severo, in realtà animato da quella disciplina teatrale che, a sua volta, ha imbrigliato il talento di Piera dandogli un centro e una direzione costruttiva. Tutte le storie di Piera racconta il rapporto dell'attrice con la madre, sempre in entrata o uscita da un manicomio, che la stessa Degli Esposti aveva descritto in Storia di Piera, diventato anche un film (da lei cosceneggiato) diretto da Marco Ferreri, ed esplora il rapporto amoroso fra lei e Ferreri; parla degli inizi della carriera dell'attrice (compresa la dolorosa bocciatura all'Accademia Silvio D'Amico) e dei suoi successi, dei premi vinti e delle interpretazioni memorabili. Ma l'agiografia lascia ampio spazio alla tenerezza e allo struggimento con cui Piera parla di sé e i suoi estimatori parlano di lei. Soprattutto, lascia l'attrice libera di esprimere la sua originalità di donna e di interprete. Perché, come diceva di lei Eduardo De Filippo, "Chista è un verbo nuovo".