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02-08-2020
10:50 - 12:29

New york academy

Rudy, ballerina di danza classica, incontra Johnny, un violinista di talento: entrambi sognano di entrare nella piu' prestigiosa scuola di spettacolo di New York. Regia di M. Damian; USA 2016 Ruby e' una ballerina classica, al suo primo giorno nella Grande Mela per frequentare il conservatorio di Manhattan. Johnny e' un violinista di strada, che suona nella metropolitana. Uno scontro tra crew di hip hop, nei sotterranei della metro, crea scompiglio e offre ai due la possibilita' di incontrarsi ma anche a un paio di ladri quella di sottrarre a Johnny il suo unico tesoro, il violino del nonno. Superando le differenze di carattere e di approccio, Ruby e Johnny partecipano ad un concorso della scuola per ballo e violino, con la speranza di ottenere l'iscrizione al conservatorio anche per il talentuoso ragazzo e il superamento dei suoi poblemi col visto. Dagli scaldamuscoli di Fame ai copioni dei reality televisivi, il genere "wannabe artist" si mescola efficacemente da tempo con il college movie e risponde perfettamente alla richiesta drammaturgica del cinema classico americano, con i suoi tre atti manualistici e la sua filosofia della seconda chance. New York Academy non racconta nulla di nuovo, collocandosi sostanzialmente sulla scia di Step Up, ma ha il pregio non da poco di riconoscere l'esistenza di quel che e' stato prima e di saltare i preamboli inutili e rinunciare ad una serie di ingenuita', legate di norma ai personaggi principali, che spingono nella direzione della fiaba ma non sono piu' facili da raccontare ad un pubblico minimamente esigente. Le novita' migliori, infatti, sono proprio sul fronte dei protagonisti: Ruby e Johnny non sono Romeo e Giulietta, il loro non e' un amore ostacolato dall'esterno, ne' lei e' la prima provinciale di turno, pronta a cadere vittima del fascino del ragazzo piu' virtuoso nell'arte e arrogante nella vita, o lui e' un vero squattrinato, in quanto e' chiaro che si tratta di una congiuntura temporanea, per uno che e' stato allevato a musica colta e lezioni di (hot) tango. Ruby e Johnny combattono contro problemi reali, come le restrizioni legislative all'immigrazione su terra americana, e contro le sovrastrutture di origine cinematografica secondo cui il personaggio di lui dovrebbe essere restio, per allure, a cogliere l'opportunita' istituzionale migliore che gli possa capitare, e quello di lei dovrebbe scoprirsi magicamente abitata da un'anima nera che le fa battere nel sangue e nel bacino il tempo dell'hip hop, mentre il suo corpo non sa fa altro che piroette e pose ultraclassiche. Tutto questo, insieme alla sfida tra i due cavalieri di Ruby alla festa, gestita in punta d'archetto anziche' di spada, crea un miscuglio di irrealismo di base e iperrealismo di condimento che, se non altro, e' insolito e accattivante. Si aggiunga un cast perfetto nell'intento e un numero finale che non incanta certo con effetti speciali ma, nella sua audace e talvolta cacofonica esecuzione, mette pero' davvero la pulce nell'orecchio all'industria per un possibile accoppiamento tra sound commerciale e arti della tradizione classica. Quando il cinema e' business, tanto vale farlo a carte scoperte.